Senza accorgecene trascorriamo a letto 1/3 della nostra vita.

Questo vuol dire che un sessantenne ha già trascorso 20 anni dormendo. Davanti a questo inconfutabile dato la prima cosa che viene da pensare è che sia stato tempo sprecato.

Per certi versi dormire è un pò come sottrarre tempo alla vita, ma è anche l’unico sistema con cui il nostro organismo rigenera le proprie energie per il giorno dopo.

L’aspetto più importante è dormire bene, vivere un sonno rigeneratore, funzionale. In caso contrario, se per qualche motivo dormiamo male ci risvegliamo più stanchi della sera prima, a corto di energie e mal disposti verso la giornata che ci attende. Può succedere dopo una cena pesante, per un raffreddore, per una postura errata (letto scomodo) o per una inadeguata temperatura.

Un buon riposo dipende da un buon materasso e un letto comodo e da una giusta coibentazione da una temperatura non ottimale, in Estate per il caldo e in Inverno per il freddo.
Oltre alle coperte, un ruolo fondamentale è rivestito dalle lenzuola e dalle federe dei cuscini, le parti più a intimo contatto con la pelle.

Esistono due grandi categorie di filati con cui viene realizzata la biancheria, la fibra naturale (lino, cotone, seta, canapa) e quella sintetica (terital, raso satin, nylon).
Tra i tessuti naturali a parte la seta che è un filato pregiato, il cotone è preferibile al lino o alla canapa, in quanto questi ultimi risultano troppo rigidi e difficili da stirare. Conservano comunque delle antiestetiche pieghe e sono pesanti e ruvidi, pur garantendo un’ottima biocompatibilità.

Il cotone è un ottimo traspirante, asssorbente, confortevole al tatto, non irrita la pelle ed è molto resistente alle alte temperature. Può essere lavato e stirato spesso e con qualsiasi programma di lavatrice, e come ci confermano i proprietari di Carillo Biancheria – storica azienda del settore di San Giuseppe Vesuviano (NA) a cui ci siamo rivolti per avere informazioni utili necessarie per la redazione di questo articlo – è il materiale preferito dalla maggioranza degli acquirenti.

Questo è un punto da non sottovalutare poichè lo scopo principale delle lenzuola è quello di creare una barriera anche igienica, tra il corpo e il materasso o le coperte.

Gli acari che inevitabilmente abitano i letti, grazie alle lenzuola vengono mantenuti lontano da noi, anche se le esalazioni di ammoniaca e il calore del nostro corpo sono un’attrattiva irresistibile per questi parassiti. Durante la notte emettiamo fino a mezzo litro di sudore e anche 50 gr di scaglie di pelle morta di cui sono ghiotti gli acari, che rimangono tra le lenzuola. Da qui l’esigenza di lavaggi frequenti e di conseguenza di tessuti resistenti quanto confortevoli.

Dopo la scoperta del poliestere da parte di Dupont, il cotone viene spesso soppiantato dalla fibra artificiale. Principalmente per il basso costo, le varie combinazioni di filati sintetici coprono una grossa fetta di mercato, anche se le caratteristiche chimiche e fisiche sono notevoli e solo nell’immaginario sono paragonabili ai naturali. Il tessuto sintetico è resistente, si lava e si stira bene ma è nel contempo sgradevole al contatto con la pelle, non traspirante ed elettrostatico. Avvolgersi in un lenzuolo sintetico è un pò come infilarsi in una busta di plastica, anche se le fibre tessili ne rendono porosa la superficie. Il microclima umido nel quale si è costretti, persiste durante tutto il periodo di permanenza a letto e si aggiunge alla sensazione di semirigidità del tessuto, che palesemente non accarezza la pelle come il cotone. È spesso causa di allergie e di irritazioni dovute anche alla cariche elettrostatiche delle quali si satura la pelle. Qualche volta nel buio si intravedono le scintille provocate dallo sfregamento del tessuto.

E’ ovvio che i filati di origine naturale siano preferibili di gran lunga ai sintetici sia per effetto avvolgente che come isolanti dalla temperatura esterna, oltre che in termini di benessere della pelle.
Il tessuto misto sembra raggiungere un compromesso tra costo e biocompatibilità. Ovviamente più alta è la percentuale di sintetico, minore risulterà la qualità di un qualunque tessuto. L’avversità verso il sintetico è tale da costringere i produttori a dichiarazioni poco chiare in etichetta, la più classica è “P. cotone” che induce a tradurre la “P.” in “Puro”, mentre in realtà indica una composizione di “Policotone”, cioè un misto tra sintetico e cotone vegetale.

Anche la provenienza del cotone puro è da tenere in considerazione. Al secolo l’Italia non figura più tra i maggiori produtori, anzi ne importa quantità considerevoli soprattutto dall’Australia e dal Nord America, dove l’utilizzo di veleni chimici in agricoltura non è regolamentato come in Europa. Anche un cotone naturale al 100%, con caratteristiche tipiche e qualità ineccepibili, può contenere veleni al suo interno, assorbiti durante la coltivazione. Purtroppo la provenienza della materia prima è un dato difficilmente acquisibile all’atto dell’acquisto e il rischio di dormire tra un doppio strato di glifosato potrebbe non consistere in una valida alternativa al nylon.